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Un serpente di giugno: dal film al libro di Tsukamoto Shin’ya

Una coppia priva ormai di interesse reciproco, quella di Rinko, consulente telefonica per chi soffre di disturbi psichici, e il marito Shigehiko.

Così vuoto il loro rapporto, che ormai non dormono neanche più insieme.

Finché qualcosa non arriva a dare una scossa alle loro vite. Qualcosa, o meglio, qualcuno, di assurdo, deviato, disturbante.

Una busta con delle foto che ritraggono Rinko in momenti di autoerotismo, il cui autore è un fotografo che poco tempo prima si era rivolto proprio alla sua hot line.

E, come se non bastasse, sarà costretta proprio da quello sconosciuto a compiere gesti indecenti, perversi, per farsi restituire tutto.

Leggere Un serpente di giugno è stato disturbante. Andando avanti nella lettura non si può fare a meno di chiedersi perché, perché non chiede aiuto, perché non si rivolge alla polizia, perché non fa qualcosa.

E se è vero che saranno proprio quelle azioni a liberare non solo Rinko, ma anche il marito, da quella apatia che rende così anonime le loro vite, è anche lecito chiedersi: “c’era bisogno di arrivare a tanto?”

Nel gioco di perversione elaborato da Tsukamoto Shin’ya, che ha diretto l’omonimo film del 2002, sì.

Solo un gesto estremo può scuotere i due coniugi. Solo una drastica rottura dei loro limiti può farli tornare, finalmente, a cercarsi l’un l’altra, a trovarsi.

Dettagli libro

Titolo: Un Serpente di Giugno
Autore: Tsukamoto Shin’ya
Traduzione: Francesco Vitucci
Editore: Marsilio Editori
Pagg.: 123
Prezzo: 15€
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