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Gion Matsuri, il Festival di Gion a Kyōto

Gion Matsuri, 2017

Il Gion Matsuri 祇園祭り (o Festival di Gion) è un festival tradizionale che si tiene ogni anno nel mese di luglio a Kyōto, ed è uno dei più famosi e importanti in Giappone.

Qualche cenno storico

Il Festival ha origine nell’epoca Heian (794-1185), nell’869, quando l’allora capitale Heian-kyō (l’attuale Kyōto, appunto), fu colpita da un’epidemia che si pensava fosse dovuta alla presenza di spiriti malvagi. Per calmare le divinità, quindi, si decise di tenere i goryōe 御霊会, ovvero dei rituali propiziatori che avrebbero attutito la rabbia degli spiriti dei defunti e delle divinità stesse.

Inizialmente, l’intenzione era quella di praticare i goryōe ogni qualvolta si fossero verificati eventi simili. Ma nel 970, il Gion goryōe venne stabilito come usanza da osservare ogni anno.

Durante il periodo Muromachi (1336-1573), il rituale di purificazione della città vide per la prima volta la partecipazione del ceto mercantile, il quale contribuì, nel tempo, all’allestimento e alla decorazione di carri sempre più elaborati, che hanno portato il Festival alla grandezza e alla pomposità di oggi.

Gli eventi

L’evento, come già detto, dura l’intero mese, ma è nelle giornate del 17 e del 24 luglio che si tengono le parate dei carri (Yamaboko junkō山鉾巡行), eventi molto fastosi che vedono ogni anno la partecipazione tantissime persone, sia del luogo, che turisti.

Parata 24 luglio 2017, Gion, Kyoto

Durante la parata percorrono le strade 32 Yamaboko, ovvero carri decorati, di cui nove più grandi (yama, lett. montagna,che arrivano fino ai 25 metri di altezza) e 23 più piccoli (hoko, lett. lancia).

Sempre nella giornata del 17, si tiene la sfilata dei tre mikoshi, i palanchini divini dedicati al dio Susano-wo che, partendo dal santuario Yasaka (Yasaka Jinja八坂神社), trasportano la divinità in processione.

Sui mikoshi, in qualità di rappresentanti della divinità, vi sono dei bambini (chigo 稚児): questi vengono scelti tra le famiglie più importanti e ricche della città, e devono sottoporsi a dei riti di purificazione dal 13 del mese fino al giorno della parata.

Il 24 del mese, il giorno dell Ato Matsuri (後祭り, dopo il festival) poi, il carro trasportante il dio verrà ricondotto al tempio.

Ma le celebrazioni non finiscono qui: nei tre giorni precedenti alle due parate, i carri yamaboko vengono tenuti esposti lungo la strada Shijō-dori, che si riempie di bancarelle, luci e profumi. Durante queste serate, la zona viene chiusa al traffico, ed è piena di gente vestita in tradizionali yukata 浴衣 (kimono estivi).

Le principali parate del festival quest’anno, però, non si terranno a causa della diffusione del Covid-19. La cancellazione degli eventi rappresenta una cosa straordinaria nell’ex capitale giapponese, che ha celebrato il Gion Matsuri quasi ininterrottamente fin dalla sua nascita.

Il quartiere di Gion

Gion è un quartiere molto antico di Kyōto, situato nei pressi del santuario Yasaka e suddiviso in due hanamachi (花街, ovvero i quartieri a luci rosse, chiamati così perché tradizionalmente ospitavano le okiya 置き屋 – case delle geisha – e le ochaya お茶屋 – case da té – ): Gion Kōbu 祇園甲部e Gion Higashi 祇園東.

La presenza delle geisha – che nel dialetto locale prendono il nome di geiko e lo stile architettonico tradizionale lo rendono molto caratteristico: questo è infatti costituito dalle machiya, ovvero le tipiche case basse di legno, spesso adibite a case da té.

Gion, foto dal web

Kyōto in libri: letture consigliate

Tre sono i miei consigli di lettura sui libri ambientati a Kyōto:

Koto, Yasunari Kawabata

Editore: Rizzoli
PP: 155
Sinossi: La storia, dolcissima e disperata, di due sorelle, Chieko e Naeko, separate da un crudele e ingiusto destino che dopo averle fatte rincontrare, le separa nuovamente. Un’analisi sottile e delicatissima dei sentimenti, suggeriti più che espressi, il gusto raffinato della natura e dei paesaggi. Un romanzo scritto in punta di penna da uno dei maggiori autori di questo secolo, Premio Nobel 1968.

La prima edizione in italiano di questo libro è degli anni ’70, e non ci sono state edizioni posteriori: perciò è difficile da trovare su Amazon. Ho controllato però su IBS ed è reperibile usato a prezzi abbordabili!

Un viaggio a Kyōto, Pierre Loti

Editore: Passigli Editore
PP: 94
Sinossi: Pierre Loti approda in Giappone nel 1885 quando è tenente di vascello sulla corazzata “Triomphante”, e nell’autunno si reca a Kyoto, l’antica e celebre città santa. All’epoca Kyoto, millenaria capitale dell’Impero, ha già da tempo abdicato a quel titolo in favore di Edo, la futura Tokyo: ma Loti non approva la frenetica corsa al progresso che ha già contagiato i giapponesi, preferisce il vecchio Giappone che comincia a scomparire; e sa offrire al lettore un réportage di quel soggiorno, tra riflessioni sui suoi abitanti e descrizioni dei luoghi, che è anche una piccola guida d’epoca alla città santa: una serie di istantanee affidate al ritmo del suo linguaggio teso, nervoso, impressionista, ricco del suo senso del particolare, con l’occhio esperto dell’ottimo disegnatore che era.
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Il padiglione d’oro, Yukio Mishima

Editore: Universale Economica Feltrinelli
PP: 250
Sinossi: Nel 1950 avvenne il fatto che ispirò a Mishima questo “Padiglione d’oro”, che è del 1958: un giovane accolito buddista, deforme e balbuziente, dà fuoco a uno dei maggiori monumenti dell’arte giapponese, il padiglione di un celebre santuario di Kyoto, il Kinkakuji, il quattrocentesco tempio zen. La storia di questo clamoroso gesto è raccontata da Mishima con aderenza alla cronaca, ma in modo da assegnare un senso simbolico ossia problematico all’azione del piromane. La chiave dell’ossessione di Mizoguchi, Mishima la ricerca in quell’attesa quasi magica della grande distruzione che rappresenta il tema profondo di tutta la prima parte del libro fino al giorno della sconfitta bellica del Giappone. La calata agli inferi si svolge sul tema di straordinarie, attonite rievocazioni di memorie dell’infanzia. Il tema della bellezza suprema del padiglione affonda le sue radici in un’ossessione infantile esorcizzata dallo storpio Mizoguchi con un atto che trova giustificazione anche nella dottrina buddista della morte al mondo e della cancellazione del bello in quanto pura apparenza.
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